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Relazione Convegno AICS: IL DISAGIO PSICHICO E’ LA VERA EMERGENZA.3/10/2009

 

LA PROMOZIONE DELLA SALUTE ED IL DISAGIO PSICHICO: ATTIVAZIONE DELLE RISORSE E SVILUPPO DELLE COMPETENZE.

 Federica Maffia

 

Aver stabilito una giornata dedicata al disagio psichico come “emergenza” ha un gran valore, non nel senso che ci troviamo di fronte ad un imprevisto, un accidente impensato, per cui ci dobbiamo mobilitare urgentemente per “ristabilire, “ricostruire” o per “eliminare” qualcosa, ma purtroppo è diventato un aspetto di cui oramai ci dobbiamo occupare urgentemente! In questo senso, il convegno di oggi considera la situazione reale in cui ci stiamo venendo a trovare e sottolinea l’importanza e la necessità di prenderci cura di questo aspetto.

Il disagio psichico, attraverso tutte le sue manifestazioni, è un fenomeno tristemente radicato nella nostra società e credo fermamente che la prevenzione del disagio psicologico debba essere considerata una questione prioritaria di ogni sistema di Sanità Pubblica proprio per i conseguenti problemi e costi, relativi alla salute individuale e alla sicurezza sociale. (Sulla base dei dati presentati presso l'Assessorato alle Politiche Sociali della Regione Lazio, relativi all’anno 2007, ottenuti attraverso un’indagine realizzata dal Censis, emerge come diverse forme di disagio personale e sociale siano presenti nel 20% dei giovani fra i 14 e i 17 anni). Questi dati si riflettono e si manifestano nell’aumento considerevole di comportamenti disfunzionali.

Cos’è il disagio psichico? Credo che dalla sua definizione dipenda poi il modo in cui intendiamo occuparcene. Il modello di lettura a cui io faccio riferimento e sul quale l’associazione di cui faccio parte si fonda, è quello della Promozione della salute. La psicologia della Salute é la disciplina, all'interno della psicologia, orientata benessere delle persone al mantenimento della salute, alla prevenzione della malattia e all'adattamento ad essa. La filosofia sottostante é quella della promozione del benessere, piuttosto che della riparazione del danno (il focus cambia, si parla di salute). L'Organizzazione Mondiale della Sanità definisce la salute non come assenza di malattia, ma come uno stato positivo, come "stato di benessere fisico, psicologico e sociale". Nella carta di Ottawa dell'1986 L'OMS definisce la Promozione della Salute come "il processo che consente alle persone di esercitare un maggiore controllo sulla propria salute e migliorarla. Per conseguire uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale occorre poter individuare e realizzare le proprie aspirazioni, soddisfare i propri bisogni e modificare l’ambiente o adattarvisi. La salute è, pertanto, vista come una risorsa per la vita quotidiana, non come obiettivo di vita. La salute è dunque un concetto positivo che insiste sulle risorse sociali e personali oltre che sulle capacità fisiche”. Di conseguenza, la promozione della salute non è responsabilità esclusiva del settore sanitario, ma si avvale di diversi professionisti. Questa definizione è manifestazione del modello biopsicosociale, che considera integrato il livello biologico, psicologico e sociale e che supera l’ottica riduzionista del modello biomedico (Bertini, 1988). L’integrazione delle discipline non deve, però, far perdere la specificità del metodo di ognuna di esse, poiché è su questa specificità che si fonda la competenza professionale. Come osserva Bertini (1988), i metodi specifici di carattere psicologico “devono essere sempre usati in accordo a ragioni psicologiche e non devono essere indebitamente orientati dalle aspettative del setting di applicazione”. L’intervento psicologico deve quindi essere ancorato al suo corpus teorico e non divenire una mimesi di quello medico.

I molteplici livelli che determinano la salute possono essere schematizzati con una struttura a cipolla, con al centro gli individui (caratterizzati da sesso, età e fattori ereditari, gli elementi quindi biologici), circondati da quattro livelli di variabili che li influenzano: gli stili di vita individuali (intesi come insieme di pratiche e modelli comportamentali durevoli), le influenze sociali e della comunità, le condizioni di vita e di lavoro, le condizioni generali socioeconomiche, culturali e ambientali (Whitehead, 1995; Marks, 1996).

 

La salute non viene più considerata in modo dicotomico rispetto alla malattia "salute e malattia non sono concetti interamente separati ; essi si sovrappongono. Antonowsky (1987) suggerisce di considerare questi due concetti come due estremi di un continuum sottolineando che "siamo tutti casi terminali, così come, fino a che c'è un soffio di vita, siamo tutti in certa misura sani". In questo senso va rivisto il fuoco della nostra attenzione: orientarci maggiormente verso ciò che consente alla gente di star bene, anzichè verso ciò che li orienta a star male. Si tratta di un tipo d’intervento che mira alla promozione del benessere, accogliendo una domanda di salute, ci troviamo di fronte a una visione non più riparativa ma di sviluppo, orientata al raggiungimento del maggiore livello di benessere.

Interesse primario dello psicologo non sono i disturbi che il cliente presenta, ma la relazione che quest’ultimo ha con essi.  

Se l’obiettivo diventa la promozione del benessere, la definizione del disagio psichico deve contenere il senso della costruzione. Considerando ciò, il disagio è una preziosa fonte di informazioni, che ci informa su come l’individuo, in base alle risorse che possiede, si sta proteggendo. Ogni sintomo ha i suoi “vantaggi” ed è un modo di evitare pericoli (che vengono percepiti tali dalla persona) per cui diventa necessaria una delicata attenzione quando l’obiettivo principale diventa la loro eliminazione.

Sulla base di questa prospettiva, il disagio psichico, prende una veste nuova  e gli strumenti di cura utilizzati sono diretti all’attivazione e all’ampliamento degli schemi, (Modelli Operativi Interni) di cui l’individuo dispone. La cura, distinta da quella propria della madre e da quella medica, diventa uno spazio per facilitare la persona a prendersi cura di alcuni aspetti che hanno a che fare con sé e trovare alternative funzionali per affrontare le situazioni di vita. In questo senso l’intervento è finalizzato allo sviluppo e costruzione di competenze. Il presupposto dal quale muove la nostra Associazione è che ogni individuo è capace di libertà responsabile; anche un adolescente è dunque in grado di compiere scelte nel rispetto di sé e degli altri, se posto nelle condizioni di poter promuovere le proprie risorse, potenzialità e competenze. Si tratta della promozione di quelle che vengono indicate come life skills che contribuiscono ad un armonico sviluppo personale e sociale, ma anche alla salvaguardia dei diritti umani (NIMH, 2001; WHO, 1999). Rivolgiamo l’attenzione alle variabili di rischio e alle risorse individuali e sociali, piuttosto che alla censura delle conseguenze del disagio; queste ultime non costituiscono per noi un aspetto essenziale, ma semplici effetti degli aspetti sui quali intervenire.

Gli interventi da noi progettati sono costruiti su questa cornice. Abbiamo scelto come ambito d’azione la scuola e le aziende.