ALESSITIMIA E IPERTENSIONE: IL RUOLO
DELL’AFFETTIVITÀ EMOZIONANTE E DELL’ELABORAZIONE
COGNITIVA
A. Mingarelli1,
M. Casagrande1,
M. Benevento2,
G. Germanò3,
M. Vernamonte1,
I. Saponaro1,
V. Giordano1
1Dipartimento di Psicologia, 2Dipartimento di Psicologia
Dinamica e Clinica,
3Dipartimento
di Scienze dell’Invecchiamento - “Sapienza”
Università di Roma
L’alessitimia indica un deficit nella capacità
di percepire, elaborare e comunicare le
emozioni. Alcuni studi hanno evidenziato che gli
ipertesi presentano livelli più alti di
alessitimia rispetto alla popolazione normale.
Tale relazione, tuttavia, non risulta lineare ma
è presente esclusivamente nelle persone con
livelli pressori sufficientemente elevati da
richiedere un Trattamento Farmacologico
Antipertensivo (TFA). Studi neuropsicologici
evidenziano un differente coinvolgimento di
alcune aree sottocorticali, in particolare
l’amigdala, deputate a percepire le emozioni,
mentre alcune regioni corticali, in particolare
quelle prefrontali e la corteccia cingolata,
sarebbero deputate all’elaborazione cognitiva
delle emozioni.
Lo strumento più utilizzato per valutare l’alessitimia
è
Hanno partecipato 97 pazienti
(Uomini/Donne=44/53; età media=54,96±12,76) con
diagnosi di ipertensione essenziale cha hanno
compilato la versione italiana del BVAQ.
Sono state condotte delle ANCOVA considerando
come fattore indipendente il
TFA
(Sì/No), l’età come covariata e come variabili
dipendenti i punteggi del BVAQ. L’ANCOVA sul
Punteggio Totale del BVAQ ha indicato maggiori livelli di
alessitimia nei pazienti con TFA rispetto a
quelli senza TFA (p<.001). Contribuiscono a
questo effetto sia l’affettività
emozionante (p<.05), sia l’elaborazione
cognitiva
(p<.001). Inoltre, risultano significative anche
le seguenti dimensioni del macro-fattore di
elaborazione cognitiva:
analizzare
(p<.02) e
verbalizzare le emozioni (p<.01).
I risultati confermano caratteristiche
alessitimiche, con particolare difficoltà
nell’elaborazione cognitiva delle emozioni, nei
pazienti sottoposti a TFA, che presentano
un’ipertensione più severa rispetto a coloro che
non ne fanno uso. Questi risultati hanno
importanti implicazioni per la progettazione
d'interventi volti al miglioramento delle
abilità di elaborazione e comunicazione delle
emozioni negli ipertesi.
(FONTE: "Ipertensione e prevenzione
cardiovascolare" 16(3): pag. 158) |